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Crisi
al Csm Sfascio e discredito
istituzionale Se
si voleva dare un’idea compiuta dello sfascio istituzionale del Paese, ecco,
lo scontro fra membri togati e laici del Csm è caduto a fagiolo. Il Csm
dovrebbe esprimersi con atti univoci sottoscritti dal Capo dello Stato
davanti ai quali persino le dichiarazioni del sue vice presidente possono
giungere inopportune. Se ogni suo membro ritiene invece di potere intervenire
pubblicamente come preferisce, abbia ragione o torto, tanto vale sopprimere
il Csm anche perché verrebbe da chiedersi se un Capo dello Stato, privato
sempre più dei suoi poteri, possa ancora presiedere l’organo di governo dei
giudici. In una situazione tanto disastrata, l’Italia avrebbe bisogno di una
grande riforma in modo da ridare alle istituzioni repubblicane quella
integrità che si è sempre più sfilacciata. Abbiamo invece difficoltà persino
ad intraprenderne una piccola come quella che predispone il governo Renzi.
Nel merito della questione che concerne l’arresto del sindaco di Lodi, non
abbiamo elementi per giudicare l’operato della magistratura e soprattutto non
spetta a noi, eventualmente avrebbe dovuto esprimersi il Csm ma nella sua
collegialità. Le esternazioni di ieri rendono molto più difficile una
valutazione compiuta di un’azione giudiziaria in corso ed è un peccato anche
perché questa è stata capace di sollevare almeno delle perplessità. Un
eccesso di zelo nell’uso delle manette, così come una giustizia spettacolare
capace di interventi sensazionali, non contribuisce a combattere il
malaffare, anzi. Soprattutto se poi si scopre una sproporzione fra i
provvedimenti presi e la gravità dei reati imputati, senza mettere in conto
l’ipotesi che di reati non ve ne siano proprio. E’ successo di recente, il
caso Del Turco, e pure sembra che i giudici non abbiamo mai memoria dei loro
abbagli. Gli italiani si, tanto da accorgersi che non solo la corruzione è
aumentata negli anni, quando sembrava che bastasse arrestare Craxi per fermarla,
ma anche che viviamo sempre più in un paese dove chi sbaglia non paga e al
suo posto sono chiamati a pagare altri, senza che poi vengano nemmeno
risarciti. Anche questo discredito derivato dall’impotenza e
dall’inettitudine, se non dalla vanità, ricade sulle istituzioni
repubblicane. Roma, 5
maggio 2016 |
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